Decreto Bersani: le banche continuano a ignorarlo
Spesso siamo abituati a considerare truffatori qualli che praticano il phishing, i sedicenti “maghi” o i “veggenti”, oppure coloro che ci inviano per e-mail assurde proposte di “lavoro da casa” e ci dimentichiamo che le truffe più difficili da combattere sono altre.
A quasi due anni dall’introduzione del Decreto Bersani, Le banche continuano ad ignorarlo impunemente!
L’articolo 10 del decreto stabilisce che:
Novita’ introdotte dall’art.10 del decreto Bersani (gia’ attive dal 12/8/2006)
- La banca puo’ modificare unilateralmente le condizioni del contratto solo qualora sussista un giustificato motivo;
- La comunicazione delle variazioni deve avvenire per iscritto con un preavviso di minimo 30 giorni e deve riportare in modo evidenziato la formula “Proposta di modifica unilaterale del contratto”.
- Entro 60 giorni dalla ricezione di tale comunicazione il cliente ha diritto di recedere dal contratto senza penalita’ e senza spese di chiusura e di ottenere, in sede di liquidazione del rapporto, l’applicazione delle condizioni precedentemente praticate.
- Le variazioni contrattuali per le quali non siano state osservate le prescrizioni suddette sono inefficaci, se sfavorevoli per il cliente.
- Le variazioni dei tassi di interesse possono essere adottate in previsione o a seguito di modifiche decise dalla BCE (Banca centrale europea) in modo facoltativo (non automatico). Nel caso decida di variare i tassi, la Banca dovra’ comunque agire sia su quello attivo che su quello passivo.
- Il cliente ha sempre facolta’ di chiudere il conto senza penali e spese di chiusura, IN TUTTE le ipotesi di recesso del contratto (anche quelle diverse dal recesso a fronte di modifiche unilaterali).
Quindi, se vi hanno aumentato il tasso a debito, ad esempio del 2%, potete richiedere PER LEGGE l’adeguamento del tasso a credito sempre del 2%.
Se non lo hanno fatto vi stanno TRUFFANDO!
Riportiamo un’articolo pubblicato in rete qualche mese fa dal Sole 24 Ore:
“Le banche italiane non si sono adeguate alle regole sulle liberalizzazioni. A un anno, infatti, dall’emanazione del primo decreto Bersani, gli istituti di credito hanno realizzato un guadagno indebito di 5,3 miliardi di euro a fronte di un aggravio annuo da parte dei consumatori calcolato intorno ai 500 euro per nucleo familiare. È questo, in sintesi, il bilancio tracciato dalle quattro associazioni dell’Intesa consumatori, Codacons, Adusbef, Federconsumaotri e Adoc, in occasione della presentazione, a Roma, dello studio «Usi e abusi bancari: i consumatori dichiarano guerra agli istituti di credito». Le associazioni segnalano di aver presentato alla procura della Repubblica ben 104 esposti per truffa e appropriazione indebita. «Sembra la Repubblica delle banche: a loro tutto è consentito», ha commentato Elio Lannutti, presidente di Adusbef.
A partire da giugno 2006, sono stati più di 18mila i reclami ricevuti dalle associazioni dei consumatori in merito alla mancata applicazione delle liberalizzazioni nel settore bancario. Sono stati 14.711 i reclami sul mancato rispetto delle norme sulla simmetria dei tassi di interesse, 2.507 quelli relativi alle regole sulla portabilità dei mutui, 522 hanno riguardato la cancellazione dell’ipoteca, 347 la penale sui mutui. A far parlare le associazioni dei consumatori di «cartello tra banche» è in particolare l’asimmetria tra tassi di interessi attivi e passivi applicata dagli istituti di credito italiani, circostanza che configurerebbe una violazione dell’articolo 10 del decreto Bersani.
In un anno, spiegano le associazioni dei consumatori, la Banca centrale europea ha effettuato cinque aumenti del costo del denaro. Le banche italiane hanno tempestivamente aumentato il costo del denaro sui mutui, prestiti personali, fidi e finanziamenti con una stangata di 170 euro al mese su un modesto mutuo a tasso variabile, senza aumentare minimamente i tassi sui depositi come conti correnti e libretti di risparmio. In tal modo, in un anno, le banche hanno intascato 5,3 miliardi di euro e la mancata applicazione dei rialzi dei tassi sui conti correnti ha fatto perdere circa 500 euro per famiglia l’anno.
Abbiamo apprezzato, sottolineano le associazioni dei consumatori, che il Governatore di Bankitalia Draghi e il ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa abbiano denunciato gli alti costi delle banche e dei tassi, che sono tra i più alti d’Europa, ma non ci si può fermare alla denuncia, devono intervenire per bloccare questo comportamento.
Un’iniziativa nella direzione di potenziare il controllo e la pressione sul sistema bancario è l’attivazione dell’indirizzo mail: bancheimbroglione@email.it, cui tutti i cittadini potranno inviare denunce e segnalazioni di disservizi. «Metteremo così – spiega Carlo Rienzi, presidente di Codacons – sotto controllo tutte le banche per formulare una graduatoria dell’inaffidabilità, e ogni anno presenteremo un libro bianco a Banca d’Italia, Parlamento e Autorità antitrust»”
In conclusione, fate valere i vostri diritti.
Controllate le condizioni praticate dalla banca sul vostro conto corrente e confrontatele con quelle di due anni fa; se vi sono state variazioni sul “tasso a debito” chiedete alla banca l’adeguamento dei tassi a credito in egual misura!
Se non lo fanno, anche questa è una truffa, ed allora rivolgetevi alle associazioni dei consumatori o al vostro legale.
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